Le indagini di diagnostica non distruttiva rientrano in un più ampio processo di conoscenza e qualificazione delle strutture esistenti, che deve necessariamente avvalersi di rilievo geometrico, mappatura dei materiali e degli elementi costruttivi e analisi dei quadri lesionativi e umidi, al fine di indirizzare una valutazione preliminare dello stato di conservazione. Tale valutazione individua delle ipotesi sulle cause dei fenomeni di degrado e diminuzione dei livelli qualitativi in atto e seleziona un sistema di indagini in laboratorio e in sito, che consentano di diminuire il grado di incertezza nella diagnosi. In tal senso,  le prove non distruttive forniscono informazioni rilevanti e correlabili a prove distruttive, che possono consentire la progettazione, prima, e il controllo poi, degli interventi, evitando di incidere sulla stabilità e sull’integrità degli elementi indagati.
Tali strumenti di indagine acquistano un particolare valore alla luce del quadro normativo sul miglioramento/adeguamento degli edifici esistenti, ma risultano particolarmente utili anche nel caso di edifici di nuova realizzazione, per la verifica di conformità degli standard prestazionali ai requisiti di progetto.
Di seguito, si richiamano alcuni riferimenti normativi di settore, nonché una breve descrizione tecnica dei principali strumenti utilizzabili per la diagnostica non distruttiva.

Quadro normativo di riferimento
A seguito del crollo della scuola di San Giuliano si è proceduto all’aggiornamento della classificazione sismica ed alla revisione delle norme sismiche ferme al decreto attuativo del 1996.
Nel marzo 2003 è stata emanata l’O.P.C.M. n° 3274 che:

  • ha classificato il territorio italiano in quattro zone a rischio decrescente, ciascuna rappresentata da un’accelerazione al suolo , inserendo praticamente l’intero paese in ognuna di queste zone;
  • ha rivoluzionato la norma tecnica inserendo lo stato dell’arte sia relativamente all’ingegneria sismica, sia ai metodi di verifica.

Un punto qualificante dell’Ordinanza 3274 riguardava la verifica tecnica degli edifici esistenti  ed in particolare quelli definiti “strategici” e “rilevanti”, in quest’ultima sono compresi gli ospedali e le scuole. Per tutti questi edifici i proprietari avrebbero dovuto procedere alla verifica sismica secondo le norme contenute nell’Ordinanza entro cinque anni (cioè entro il 2008) “L’ordinanza è nata dalla necessità di dare una risposta rapida e integrata alle esigenze poste dal rischio sismico, una risposta che non poteva ulteriormente essere ritardata, visto il ripetersi di eventi sismici calamitosi che hanno interessato anche zone non classificate sismiche” (Dipartimento della Protezione Civile – Ufficio Servizio Sismico Nazionale, Nota del 4 giugno 2003).
Tuttavia l’art. 20 della legge 28/02/2008 n°31 di conversione del D.L.31/12/2007 (cosiddetto Decreto Milleproroghe ) ha prorogato il termine per le verifiche tecniche al 31 dicembre 2010.
Dall’emanazione dell’Ordinanza  si è assistito ad un fermento di attività riguardanti l’aggiornamento e la formazione professionale a cui è seguita l’emanazione del D.M. 14 marzo 2005, il cosiddetto Testo Unico delle Costruzioni destinato a sostituire tutte le norme di settore previgenti. Il problema era che la nuova normativa configgeva con la norma tecnica europea di cui si attende l’entrata in vigore nel 2010. Depurate le incompatibilità con la normativa europea è stato emanato il DM 14 gennaio 2008 la cui entrata in vigore era prevista per il 30 giugno 2009 e a seguito del tragico evento dell’Aquila è stato confermato. Ad integrazione delle norme, con la circolare n°617 del 2/02/2009 sono state emanate le “istruzioni per l’applicazione delle nuove norme tecniche”, a cui si deve far riferimento, in particolare per quanto concerne la disciplina relativa alle costruzioni esistenti.
Per gli edifici pubblici e le infrastrutture la riduzione della vulnerabilità si traduce in un maggior vantaggio per la comunità, in relazione al loro uso. Tra gli edifici pubblici, gli edifici scolastici meritano un’attenzione particolare per il ruolo sociale che esercitano e per il fatto che dovrebbero fungere anche da struttura di primo soccorso in caso di emergenza. Dal punto di vista tecnico questo significa che occorre conferire a questi edifici una protezione sismica  più spinta, il che si traduce, almeno secondo la filosofia di progettazione convenzionale, nella garanzia di resistenza maggiore in caso di un terremoto.

Si è fatta sempre più forte l’esigenza di effettuare una valutazione sismica degli edifici, ove, per "valutazione di sicurezza sismica" o "valutazione di vulnerabilità sismica" di un edificio esistente si intende un procedimento quantitativo volto a stabilire se è in grado o meno di resistere alla combinazione sismica di progetto.

Ogni edificio è un caso a sé: le norme forniscono gli elementi per la valutazione dei singoli edifici ed i risultati non sono estendibili a edifici diversi pur appartenenti alla stessa tipologia.
Interventi di adeguamento sismico possono essere effettuati qualora ne sia verificata la necessità, a seguito di verifiche tecniche.

L'attività finalizzata alla valutazione della vulnerabilità sismica e del livello di rischio sismico è articolata in 3 fasi:
 
FASE 1 - INDAGINE PRELIMINARE
Raccolta dei dati amministrativi, tecnici e geologici relativi all'edificio
Definizione della storia progettuale, costruttiva e sismica dell'edificio
Ricognizione visiva

FASE 2 - VALUTAZIONE DELLA VULNERABILITÀ SISMICA
Indagine diretta sul fabbricato
Effettuazione di prove ed indagini strutturali, geologiche e geotecniche
Ricostruzione dello schema strutturale dell'edificio
Valutazione degli effetti di amplificazione locale
Valutazione della vulnerabilità e del rischio sismico

FASE 3 - PREDISPOSIZIONE DEL RAPPORTO FINALE
Per i beni culturali tutelati è possibile limitarsi ad interventi di miglioramento, secondo quanto disposto al comma 4), art. 29 del decreto legislativo n. 42/2004, "Codice dei beni Culturali e del Paesaggio".
Attualmente il Dipartimento della Protezione Civile ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali stanno procedendo alla definizione delle linee guida per l'applicazione della Normativa tecnica in relazione alle peculiari esigenze della salvaguardia del patrimonio culturale.

La Circolare Ministeriale 28 novembre 1997 n. 564 contiene le “Istruzioni generali per la redazione dei progetti di restauro nei beni architettonici di valore storico-artistico in zona sismica.”
Secondo la Circolare, la finalità del progetto preliminare consiste nell'impostare ed elaborare un modello scientifico di conoscenza di decisiva importanza ai fini delle valutazioni operative, "mediante la diagnostica e l’individuazione del comportamento strutturale ed analisi del degrado e dei dissesti".
Le fonti da considerare per l’acquisizione dei dati necessari ai fini della valutazione di sicurezza sono: i documenti di progetto, il rilievo strutturale e le prove in situ e/o in laboratorio. La quantità e la qualità dei dati acquisiti determina il metodo di analisi e i valori dei fattori di confidenza (FC) da applicare alle proprietà dei materiali.
Le resistenze medie ottenute dalle prove in situ vanno divise per i fattori di confidenza, per definire la resistenza dei materiali da utilizzare nelle formule di capacità degli elementi strutturali
Ai fini della scelta del tipo di analisi, ma soprattutto dei valori dei fattori di confidenza, vengono definiti dalla vigente normativa i tre livelli di conoscenza: LC1 (conoscenza limitata), LC2 (conoscenza adeguata) e LC3 (conoscenza accurata). Le resistenze medie ottenute dalle prove in situ restano invariate nel caso di conoscenza accurata (FC=1,00 per LC3), ma vengono sensibilmente ridotte nei casi di conoscenza adeguata (FC=1,20 per LC2) e di conoscenza limitata (FC=1,35 per LC1).
Gli aspetti che definiscono i livelli di conoscenza sono la geometria, i dettagli costruttivi e le proprietà dei materiali. Un livello di conoscenza si intende raggiunto quando i tre aspetti vengono analizzati e definiti ad un livello pari o superiore.
In tale direzione i metodi di indagine mediante prove non distruttive ricoprono un ruolo fondamentale in quanto sono in grado di analizzare in maniera diffusa un edificio, rendendo possibile il raggiungimento di un livello di conoscenza elevato e richiedendo la minimizzazione dell’utilizzo di prove distruttive, le quali risultano essere in numero strettamente necessario per correlare le informazioni ed i parametri rilevati con le prove non distruttive.